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IL CINEMA IN CAPITANATA
IL TAVOLIERE
1. Lucera
1.1 Il Politeama
1.2 Sala Vittoria
1.3 Il Cinema Eden
1.4 Il Cinema Vermounth
1.5 Gli anni '20
1.6 Il Cinema Roma
1.7 Il Cinema Lepore
1.8 Arena San Giacomo
1.9 Cinema San Giuseppe
oggi CineTeatro dell'Opera |
IL TAVOLIERE
Il Tavoliere, a forma di mezza luna, prende
il nome dalle Tavole censuarie, registri fiscali dei grandi
possedimenti di epoca antica. E’ la pianura più vasta dell'Italia
peninsulare e si estende fra l'Appennino, il Gargano, l'Ofanto e il mar
Adriatico. Questa zona ricca di storia (dalla colonia aragonese di
Castelluccio dei Sauri, alla federiciana Lucera e al borgo medioevale di
Troia) è fertile produttrice di grano e olio ed è un vivace referente
della centrale Foggia. Questa ricchezza culturale ed economica è
cresciuta parallelamente all'attività cinematografica dai primi anni del XX secolo (il primo cinema di Lucera è del 1907) fino agli anni '80.
Alla fine del secolo, però, mentre il Tavoliere agricolo e culturale è
ancora molto attivo, il Tavoliere delle sale cinematografiche si
presenta come un cimitero a cielo aperto. A Lucera campeggia il grigio
Politeama, incendiato nel 1981, che, oppresso dai palazzi
dirimpetto, toglie il respiro, in un'atmosfera affumicata e asfittica.
A Troia il cinema Comunale sembra piegarsi su se stesso,
spanciare dalle porte e dalle finestre, schiacciato dal tempo e dalla
decadenza della struttura, mentre l'ex cinema Diana, in stato di
abbandono, nella sua mole fatiscente, fa da controaltare al verde della
villa Comunale. A Castelluccio dei Sauri il Galleria è mangiato
dalla muffa, le porte e le poltrone in legno sono fradice, gli infissi
in ferro sbriciolati dalla ruggine. L'unico paese che sfugge a questa
realtà di abbandono fisico è Ortanova, dove si è esercitato il dominio e
la colonizzazione della famiglia Cicolella, che ha costruito il suo
primo locale ortese nel 1947 e lentamente ha catalizzato intorno a se
tutta l'attività del paese, assicurandole cura, prosperità e
lungimiranza.
1. Lucera
A Lucera, un centro di 35.000 abitanti a soli 18 chilometri da Foggia,
il cinema arriva negli stessi anni e con la stessa vivacità del
capoluogo. Tra il 1907 e il 1914 nella cittadina saracena ci sono già
quattro sale cinematografiche. Negli anni '50 a tre cinema (per un
totale di 1800 posti) si aggiunge anche un'arena di 400 posti. I
lucerini vivono con passione ed entusiasmo il cinema muto e continuano
a sostenere quest'attività negli anni d'oro di Hollywood e del grande
cinema italiano, con una ricchezza di iniziative e una cura nei locali
non comuni. I cinema sono grandi saloni da ricevimento, con caffé e
optional, che arricchiscono ogni serata di sfarzo mondano. Con gli anni
'80, però, anche in questa cittadina cosi all'avanguardia, il cinema
subisce una brusca battuta d'arresto. Fra i gestori prevale ora la paura
di rischiare, ora la pigrizia, l'incapacità di mettersi in gioco.
L’unica sala oggi in funzione è il Cinema San Giuseppe
(oggi conosciuto come Cinema Teatro dell’Opera),
che, a metà degli anni '80, trasforma la sua iniziale programmazione
parrocchiale per cercare di coprire il deficit di offerta creatosi sulla
piazza di Lucera. Nella virata di rivalutazione del cinema degli ultimi
anni '90, un paese come Lucera, ricco e in espansione e soprattutto che
vive in una società in cui le distanze sono state dimezzate dai moderni
mezzi di comunicazione, si trova a un bivio: spostarsi definitivamente
nella sfera di influenza delle sale cinematografiche foggiane o tentare
di ricostruire una propria identità e una propria imprenditorialità in
questo settore.
1.1. Il Politeama (1890-1981)
Il Politeama Margherita nasce come teatro nel 1890. Ha una capienza di
570 posti in platea e 370 tra le due gallerie a ferro di cavallo e il
loggione. Dispone anche di un palcoscenico di 8 metri per 14. Domenica 8
dicembre 1907 il Politeama comincia a proiettare tre rappresentazioni
cinematografiche a sera. Il Foglietto lodava il "perfetto meccanismo, le nitidissime proiezioni, e la scelta dei quadri rappresentativi, fatta
con gran gusto d'arte e con fine intuito delle inclinazioni del
pubblico, nelle varie classi in cui esso è diviso". L’istituzione del
Royal Cinematograph al Politeama e un'idea dei fratelli Faccilongo,
comproprietari della sala, ma la gestione del cinema e subito affidata
al cavalier Damiani. Nel 1909 diviene proprietario del Politeama e del
Royal Cinematograph. Giuseppe Brunetti, che scegliendo per il suo locale
pellicole come “Manon Lescaut”, “I ladri incendiari”, “I cosacchi del
Don”, “Un viaggio nelle Indie”, ottiene grande successo, con parecchie
proiezioni ripetute a richiesta. Il cinema, dai lucerini, a quell'epoca
è vissuto con entusiasmo e con un continuo stato di stupore. Il
Foglietto si meravigliava per "la scelta dei quadri e la precisione
delle manovre dell'apparecchio, dovute all'abilità del proprietario, don
Peppino Brunetti, per il prezzo modico, per la durata di due ore dello
spettacolo e anche per l'orchestrina del bravo maestro Curti". Il
successo del cinema si va rafforzando con il passare del tempo.
Nell'inverno del 1910, Il Foglietto con tono da spot pubblicitario
scrive:
Il Royal Cinematograph richiama tutte le sere e
specialmente quelle di festa, al Politeama Margherita una folla di
persone di ogni sesso, d'ogni classe e d'ogni grado che va ad applaudire
le bellissime proiezioni della "Casa Cines" di Roma e della “Pathe" di
Parigi. Chi vuol commuoversi - c'è da ridere molto e da piangere - e chi
vuol vedere paesaggi bellissimi e conoscere cose che probabilmente non
conoscerà mai più, vada dunque al Royal Cinematograph. Poca spesa e
molto diletto.
Nel marzo dello stesso anno Brunetti, ebbe una
lieta sorpresa. Degli ignoti amatori di cinematografia portano via il
suo proiettore, svitandolo dal sostegno, con tutte le precauzioni note
agli esperti. Il furto è subito denunciato e la cittadinanza reagisce
"coprendo di firme un foglio di sottoscrizione per mettere in grado don
Peppino di acquistare una nuova macchina cinematografica". Grazie
all'iniziativa del proprietario e al sostegno del pubblico, il
Politeama il mese dopo è di nuovo in funzione con spettacoli
cinematografici che sembravano delle vere e proprie rappresentazioni.
Il dramma emozionante era seguito dalle macchiette, queste dalle farse.
C'era perfino da gustare l'intermezzo musicale! "E tutto per pochi
baiocchi! Bravo don Peppino!" scrive sempre Il Foglietto, soddisfatto
di quei pienoni a dispetto di tutti i ladri del mondo, che credevano
distruggere l'istituzione cinematografica, e invece questa era risorta
più vigorosa di prima. Nel 1911 ormai don Peppino è riuscito ad
accattivarsi le simpatie generali ed è diventato il padrone assoluto
degli spettacoli cinematografici nella città di Lucera. Sulla scia del
consenso generale, Brunetti quell'anno fa riprendere su pellicola le
feste del cinquantenario festeggiatosi a Lucera, segnando il primo
momento di contatto attivo (e non solo di fruizione) tra la città e il
cinema. Nel 1912 l'apertura di due nuove sale a Lucera, il cinema Eden
(dei Faccilongo) e la sala Vittoria (di Giovanni Pilla) costringe
"Don Peppino, cinematografista per eccellenza" a chiudere per un
certo periodo il locale. Ma, superate certe piccole difficoltà, quasi
iettatorie, il 12 dicembre dello stesso anno riaprì il suo locale con il
film “La cella”. E anche se la sala gli impediva di diventare presto
milionario, perchè era un pochino... angusta, il pubblico torna
numeroso. Prima che Sonnino firmi il patto di Londra, divengono nuovi
proprietari del Politeama i signori Gifuni e Caso. Con la gestione
Gifuni-Caso, il Politeama vive un periodo di frizzante attività. Il 20
marzo 1915, Il Foglietto riportava un fitto cartellone di appuntamenti:
da venerdì sera si proietta con crescente e
meritato successo di pubblico la films artistica “Caius Julius Caesar”
della Cines. Per esaudire le numerose richieste si replicherà domenica,
per l'ultima volta. Per sabato e domenica sono assicurate le due recite
straordinarie della tournee di Hallander Helleman, che
attualmente furoreggia al Dauno di Foggia. Si annuncia infine una breve
stagione di opera con La Traviata, Il Trovatore e Il
Barbiere di Siviglia. Per tutta la
primavera del 1915 gli spettacoli cinematografici e teatrali sono
incalzanti nella stagione del Politeama; soprattutto con film che
ripropongono sullo schermo il patriottismo, come “La Vita per il re”,
un lungometraggio interpretato dall'artista Capozzi, o i luoghi come il
Tirolo, dove combattevano i soldati italiani, con il film storico “L'insurrezione
del Tirolo” 1809. Film che, in qualche modo, fanno vivere la guerra
e placano la voglia di notizie di chi non è al fronte. Con il secondo
anno di guerra iniziano le difficoltà per i cinema, infatti, il
Politeama nel 1916 alterna periodi di attività a periodi di chiusura,
anche se nonostante il coprifuoco e gli stenti, la ripresa degli
spettacoli cinematografici, al Politeama, è salutata da un pubblico
numeroso ed entusiasta. Dopo il primo conflitto mondiale la gestione
del Politeama è curata dall'impresa Martella e Pellini, che comincia
subito con grande stile, proiettando, per esempio, film come
Intollerance, capolavoro del poeta americano David Wark Griffith,
costato per la sua magnificenza 30 milioni di lire e che si proponeva di
narrare l'amore in lotta con l'intolleranza attraverso i millenni. Nel
1920 i nuovi proprietari (Gifuni e Caso) stipulano un contratto di due
anni con l'impresa Emilio D'Argenzio, Umberto La Piccirella e Torcisio
Padovani, i quali si impegnano a "rialzare le sorti del bel teatro, con
interessanti spettacoli cinematografici, lirici, operettistici e
drammatici". L'impresa D'Argenzio & C. esordisce subito con la
proiezione di film di gran successo come il dramma poliziesco “La
morte rossa”, e con l'iniziativa pubblicitaria di sorteggiare, alla
prima domenica di giugno, tra gli assidui frequentatori, due splendidi
regali, uno per i bambini e uno per i signori e le signore. Nel 1921
Gifuni e Caso riprendono le redini del Politeama, insieme con Umberto La
Piccirella, e prima di riaprire i locale, fanno "notevoli innovazioni e
riparazioni, ed in più un lussuoso impianto di luce" per realizzare
"una sala più elegante, più linda, più civettuola, più luminosa".
Essendo fallite all'ultima ora le trattative per una campagna
d'operette, il nuovo Politeama viene inaugurato con il film poliziesco “Una
donna è scomparsa”, spettacolo in quattro parti. La nuova gestione
promette per il mese successivo, dal 27 ottobre al 3 novembre, le recite
delle marionette Cagnoli, reduci dal Dauno di Foggia, e per il 4
novembre il debutto della compagnia comico-cantante Alfredo Zelani. Nel
1923 al Politeama si organizzano anche veglioni, balli in maschera e
feste. Nel 1928 divengono proprietari del Politeama i fratelli Sacco e
Otello Balsamo. Poiché il cinema è adiacente a un mulino, Umberto,
Peppino e Maria Ilaria Sacco decidono di comprare ambedue le attività,
ma preferiscono dedicarsi soprattutto alla cura del mulino. Per il
cinema si affidarono alla collaborazione di Balsamo. Dal 1940 agli anni
'50 il Politeama si inserisce nel circuito dei Cinema Riuniti, insieme
con il Lepore (di Michele Lepore) e il Roma (di Achille di Pierro);
circuito nato per iniziativa di Lepore, per smorzare i rischi della
concorrenza. In quegli anni i tre maggiori cinema di Lucera proiettano a
giorni alternati durante il corso della settimana. Nell'agosto 1952,
per cause ignote "la macchine di proiezione del Politeama e i film che
si trovavano della cabina prendono improvvisamente fuoco". Tra gli
spettatori c'e molto panico, ma per fortuna nessun ferito. Il danno è di
diversi milioni. Vanno distrutti l'intera cabina con tutti gli impianti.
Nel 1955, in un clima di miglioramento generale delle sale
cinematografiche, viene realizzata la prima innovazione del Politeama:
l'impianto di schermo panoramico. Nel 1977 la gestione del Politeama è
affidata a Luigi Sacco, che si occupa del cinema fino al 1981, quando
un incendio doloso lo devasta, riducendolo a un rudere nero, che, tutt'oggi
si impone nella stretta via Beato Casotti. Sull'incendio del cinema in
paese alcune "voci" sussurrano che "il Politeama ormai era morto e
completamente improduttivo e l'ultimo frutto che offri ai suoi
proprietari fu proprio il premio dell'assicurazione".
1.2. Sala Vittoria (1910-?)
Il secondo cinema di Lucera sorge in corso Garibaldi nel 1910. Il
Foglietto del 3 aprile 1910 scrive:
“Questa sera si inaugura il cinematografo della Sala Vittoria, al
Corso Garibaldi, di proprietà di Giovanni Pilla e Compagni. L'intenzione
dei proprietari è quella di dare spettacoli popolarissimi a prezzi
mitissimi. E' encomiabile, e il successo per questo non mancherà; non
mancherà neppure per la centralità del sito e per la novità dei films,
Auguri alla Sala Vittoria o Salon Victoire come vuole Pilla.”Ma,
dopo quest'articolo la sala Vittoria e i suoi proprietari spariscono
dalle pagine del giornale lucerino e oggi, in città, 99 anni dopo,
nessuno ricorda l'iniziativa di quei pionieri del cinema.
1.3. Il cinema Eden (1911-1915)
Quattro anni dopo l'idea del Royal
Cinematograph i fratelli Faccilongo decidono di aprire una Sala di
proiezioni, in un edificio di loro proprietà che sta sorgendo a Porta
Croce. L' Eden è inaugurato nel dicembre del 1911. Inizia con
rappresentazioni tutte le sere, dalle 17.30 in poi, con "scelti
programmi e prezzi popolari". Nel 1911 i lucerini si dividono tra il
Politeama e il nuovo cinema Eden. Nel 1912 l'Eden Faccilongo rimane solo
sulla piazza del paese, per una momentanea crisi del suo diretto
concorrente, e Il Foglietto registra il successo dell’unico ritrovo nel
paese che con le sue splendide cinematografie scaccia quel cattivo umore
che le serate uggiose invernali trasfondono nell'animo di tutti". Gli
spettacoli all'Eden iniziano alle sei e finiscono ad ora tarda.
All'inizio, naturalmente, l'Eden è un cinema muto. Infatti, quando il 5
luglio del 1912 viene proiettato il film “La celebre battaglia di
Bengasi”, avvenuta il 12 del passato marzo nell'Oasi delle Due
Palme, la proiezione è accompagnata dalla "scelta orchestrina del
Maestro Amodeo", che suona la marcia del generale Ameglio. Nel 1912 al
cinema-teatro dei Faccilongo, insieme con le proiezioni
cinematografiche, si svolge un nutrito programma di varietà. A luglio ci
sono le recite della compagnia comica di varietà e canto diretta
dell'artista Luigi Ercolani e la canzonettista Mery La Vega. Ad agosto
la commedia buffa “Nu guast' in famiglia”, con la compagnia
Vassalla. Infatti, proprio il 25 agosto del 1912, Il Foglietto scriveva
che "l'Eden, per lodevole iniziativa dei suoi proprietari si era
trasformato in un buon teatrino di varietà e frequentato cafè chantant
(canzonette, danze, duetti, macchiette, giochi, acrobati, comici,
danzatrici, ginnasti…); senza, naturalmente, trascurare la
programmazione cinematografica, anche se il pubblico andava scemando,
rispetto gli inizi, tranne che nei giorni festivi". Nel 1913 il
cinema Eden continua a proporre alla cittadina pellicole mozzafiato come
“I Mille”, che evoca episodi commoventi della grande epopea
garibaldina e fa "andare in visibilio, per due sere, mezza Lucera'' e “L'attacco”
e “La presa di Misurata”, per cui i fratelli Faccilongo ottengono
"l'intervento della fanfara della Croce Verde, che con appropriate marce
militari, destò nell'immenso pubblico un entusiasmo vivissimo e gli
applausi scrosciarono fragorosi a ogni quadro della patriottica
proiezione. Quest'ultimo film viene proiettato ben tre volte la stessa
sera, per placare l'entusiasmo del pubblico. Con l'inizio della prima
guerra mondiale si perdono le tracce dell'Eden nella cronaca lucerina.
Luigi Sacco, però, crede che il cinema Eden fu l'antesignano del Lepore,
che appunto e inaugurato nei primi anni '20.
1.4. Il cinema Vermounth (1914-?)
Un altro grande cinema dei primi decenni del '900, scomparso quando
ancora non era arrivato in Italia il cinema sonoro, è il cinema “Al
Vermounth”, propaggine del Caj Vermounth, in piazza Duomo, inaugurato
il 7 marzo 1914". Il Foglietto dell'epoca lo descrive come: “un
ritrovo che usciva dal comune e dalla volgarità delle ingorde
speculazioni, un ritrovo che voleva essere un diversivo nella monotona
vita cittadina di provincia”. Dotare Lucera di
un cinematografo elegante, comodo, ricco di attrattive, e appunto il
programma dei fratelli Frattarolo e Pitta, intraprendenti industriali,
che allestiscono in piazza Duomo un ritrovo che dava, di ora in ora,
spettacoli cinematografici e offriva i comfort necessari e graditi
negli intervalli delle rappresentazioni. Dopo una lunga ed accurata
preparazione il cinema Al Vermounth è inaugurato "in uno sfolgorio di
luce, in uno splendore di eleganza, in una profusione di comodità, nuove
per Lucera". Le sale adiacenti a quella cinematografica si articolano
dalla sala di buvette a quella d'aspetto, a quella di gioco; tutte
arredate e illuminate magnificamente, tanto da diffondere, secondo Il
Foglietto, "un vivo senso di suggestione che attraeva e sollevava lo
spirito". La sala delle proiezioni, sfolgorante di luce, presentava una
linea rara, signorile, di civettuola eleganza ed era divisa in reparti
ben distinti: quello della platea e quello delle poltrone, su cui si
ergeva un maestoso palco a ferro di cavallo. Le prime proiezioni sono:
Matrimoni, Nuovo stivale, Bacio di zingara, Che
tipo quel Billy, dell'Itala films. Insieme con le precise e nitide
proiezioni, il pubblico de Al Vermounth rimane favorevolmente colpito
dall'orchestrina diretta dal maestro R. Landino, la quale esegue "in
permanenza e con inappuntabilità scelte composizioni d'occasione".
L’impianto della cabina e di tutta la disposizione della luce è diretto
da Tommaso Arciuli, "elettricista-cinematografista". Il giorno
dell'inaugurazione (domenica 7 marzo 1914) il successo riportato è
superiore ad ogni previsione. Si succedono sei rappresentazioni, tutte
gremite! "La macchina di una luminosità magnifica, tanto che la vista
non si accorgeva di alcun movimento, fu ritenuta dai competenti la
migliore che avesse lavorato fino ad allora a Lucera". Il lunedì
successivo è proiettata “La figlia del detective”, dramma in 3
parti. La centralità e la bellezza dei locali, il servizio inappuntabile
di caffè (con paste fresche e gelateria), rendono il cinema Al Vermounth
il ritrovo più ricercato di quella primavera. I proprietari, vista
l'enorme folla di pubblico a tutte le ore, si preoccupano subito di
sistemare dei "ventilatori ed estrattori di aria calda, per rendere più
fresche le sale". Ciò che rende attraente Al Vermounth è il servizio di
caffè. Quelle sale sono il ritrovo più gradito dai lucerini perchè,
senza l'obbligo di entrare al cinematografo, ognuno può trattenersi nel caffè in ogni momento della giornata. Tra le altre cose
l'Impresa Perreca del telefono urbano impianta nella prima sala del cinema una
cabina per conversazioni per il pubblico, cosicché dal caffè si può
conversare con Lucera e con fuori Lucera, ad ogni ora. Per rendere più
agevole e meno dispendioso alle famiglie il divertimento serale del
cinematografo, la direzione stabilisce anche che i bambini paghino metà
biglietto, apre gli abbonamenti a 10 spettacoli con prezzi sensibilmente
ridotti e la domenica vi sono dei premi, in oggetti artistici (esposti
nella vetrina dell'entrata) fra gli spettatori di ogni spettacolo.
Nonostante l'impegno dei fratelli Frattarolo e Pitta e l'idea di
abbinare in un unico locale caffè e cinema, dopo il 1914, de “Al
Vermounth” non c'e più traccia sui giornali locali. Al posto del grande
cinema Caffè Vermounth ora c'è il Bar De Chiara e, a più di 80 anni di
distanza, per gli anziani del paese il locale di inizio secolo è solo un
lontano ricordo, legato a immagini dell'infanzia o al sentito dire.
1.5 Gli anni ‘20
L'immediato primo dopoguerra è un periodo straordinariamente attivo per
le sale cinematografiche di Lucera. Dall'aprile 1921 nel locale delle
scuole elementari di Santa Caterina comincia a funzionare, ogni lunedì e
martedì, un cinema scolastico, il cui ricavato è utilizzato per
l'acquisto di oggetti di cancelleria, indumenti ed altro per gli alunni
poveri. Nello stesso 1921 Il Foglietto si indigna anche perchè il
dilagare del cinema ha fatto balenare l'idea in paese di dare alcune
proiezione nel Teatro Garibaldi: Ci riferiscono
una notizia strabiliante, e cioè che si vogliono dare al Garibaldi anche
qualche spettacolo cinematografico. Sarebbe enorme, per non dire
indecente, ridurre il teatro così elegante e così civettuolo ad una...
stalla. Senza dire che ci sarebbe il pericolo di incendio. Ma, per la
dignità stessa di Lucera, ci auguriamo che la notizia sia un pesce
d'autunno. Nel 1927 i fratelli Di Pierro
costruiscono la sala Roma: in piazza del Popolo, 20. Alla fine degli
anni '20 inizia i lavori per il suo locale, in via Roma, anche Michele
Lepore, una sala di sola platea, con sedie e un grande pianoforte che
accompagna le pellicole mute.
1.6. Il cinema Roma (1927-1990)
Nel 1927, i fratelli Vincenzo ed
Achille Di Pierro (costruttori di mobili ed ebanisti) decidono di
costruire un cinema. La Sala Roma inizialmente e tutta in legno e ferro
con platea e galleria e, oltre a proiettare film, ottiene un gran
successo con le operette e le opere liriche. Tra il 1936 e il 1937 il
locale deve essere ammodernato, perchè non rispetta le leggi di
sicurezza pubblica. Vengono abbattuti la platea e il palcoscenico e si
realizza un'unica platea di 550 posti e, soprattutto, il locale viene
attrezzato per le pellicole sonore. Entrando nel Roma si trova subito la
biglietteria e la grata con la maschera, quindi, dopo un lungo
corridoio, si arriva alla sala d'attesa, dove si aprono tre porte per
entrare nella sala proiezioni. Il periodo d'oro per il cinema Roma va
dagli ultimi anni '40 fino agli anni '60, quando insieme con i film
storici italiani si proiettano i grandi film hollywoodiani. Nel 1955 al
Roma si realizzano notevoli lavori di restauro e di ampliamento.
Vengono anche acquistate nuove attrezzature, fra le più moderne, per
una spesa totale di 15.000.000 di lire. Nel 1967 i Di Pierro affidano la
sala in gestione a una società di Bari che, disponendo di un nutrito
giro di pellicole, può facilmente imporsi sulla concorrenza locale. Con
la nuova gestione al Roma sono sostituite le poltrone. Ma i gestori
baresi creano parecchie grane ai lucerini, che per cacciarli dal loro
locale, dopo dieci anni e dopo interminabili processi, devono arrivare
a una causa in Corte di Cassazione. Nel 1981 la gestione del cinema e
affidata ad Alessandro Cagiano, un tecnico delle ferrovie dello Stato,
che intesta la licenza del locale alla moglie, Maria Giuseppa Palazzo.
La gestione Cagiano dura 7 anni, fino al 1987. Nei primi tempi, Cagiano,
fa diverse innovazioni tecniche e cura una programmazione di alto
livello, ma nell'ultimo periodo è costretto a proiettare anche film a
luci rosse. L’ultimo gestore, con un contratto triennale, è Germano Benincaso, che spera di poter salvare il cinema con una ventata di film
d'essai, ma finisce solo con perderci dei soldi. Con la gestione
Benincaso si chiude la storia del Roma: una sala che negli ultimi anni
ha costituito la meta degli studenti e dei pendolari, visto che si trova
proprio di fronte alla fermata degli autobus e occhieggia ai
viaggiatori con le colorate locandine dei film. Il cinema cessa
definitivamente le proiezioni nel 1990. Una parte è stata demolita per
costruire un palazzo e un negozio di idraulica, sanitari e ceramiche,
una parte è ancora visibile, con un telone grigio sull'insegna e la
porta d'entrata sbarrata.
1.7. Il cinema Lepore (1930-1982)
Michele Lepore "con immensi sacrifici riuscì a costruire il cinema
teatro Lepore, in via Roma, che viene inaugurato (alla memoria dei due
fratelli Fausto ed Alfio Lepore) nel novembre del 1930, secondo un
giornale locale con il film “Lucia di Lammermoor”, di Piero
Ballerini, anche se il film di Ballerini, con Nelly Corradi e Loretta di
Lelio è del 1946. Michele Lepore non è nuovo al mondo del cinema,
infatti è comproprietario della Luceria Film, un'agenzia di
distribuzione cinematografica locale, in attività fino agli anni '50.
Durante la guerra il Lepore è requisito dalle truppe americane e nel
1946, alla riapertura, vengono avviati lavori di ammodernamento e
pulizia. Ma il vero lavoro di ristrutturazione, che rende questo cinema
un locale moderno e competitivo, sono quelli del 1955. Nel '55 Il
Foglietto registrava: "negli ultimi tempi si sono avuti notevoli
miglioramenti nelle sale cinematografiche locali". La prima innovazione
è realizzata dai proprietari del Politeama, Balsamo e Sacco, che
installano un nuovo impianto di schermo panoramico. Poi è la volta del
cinema teatro Lepore e della sala Roma, dove viene contemporaneamente
inaugurato il nuovo impianto di cinemascope. Per l'occasione al Lepore è
proiettato il grandioso “Riccardo cuor di leone” (1954), di David Butler,
con Rex Harrison, Virginia Mayo e George Sanders. In quella serata sul
palcoscenico del Lepore c'è anche il cantante Roberto Murolo, che
affascina la platea. Michele Lepore gestisce direttamente la sala di via
Roma fino al 1972-'73, poi ne affida la gestione a Luigi Sacco, che
accompagna il cinema per dieci anni. Allo scoccare degli anni '80,
secondo un copione gia scritto, il Lepore viene stroncato dalla crisi
delle sale cinematografiche e nel 1982 termina le proiezioni, per
diventare un palazzo, dove ci sono gli uffici delle poste centrali.
1.8. Arena San Giacomo
Negli anni '50 in tutta Terra di Capitanata c'e il boom dei cinema
all'aperto, delle grandi arene estive dove gustare i film, al fresco,
sotto il cielo stellato. Anche Lucera ha la sua Arena: l'arena San
Giacomo, in via De Deo, alle spalle dell'omonima chiesa. L’arena è della
società Curato (proprietaria del suolo), Carrozzino e Ioci (che
forniscono il capitale). Ha una capienza di 400 posti e lo schermo in
muratura. I lucerini ricordano che durante la proiezione dei film, ogni
ora si sentiva il rintocco delle campane, che si diffondeva nell'aria,
coprendo l'audio della pellicola e disturbando il pubblico. L’arena San
Giacomo è un fuoco di paglia. E’ legata più da una moda del tempo, che
ad un reale bisogno degli spettatori. Infatti anche d'estate vengono
preferite le sale al chiuso, che aprono i finestroni e lavorano anche
nei mesi di luglio e agosto. L'arena funziona solo per quattro o cinque
stagioni e poi sul suolo dove si estendeva viene costruito un palazzone,
sede degli uffici della succursale numero due delle Poste, quasi a
richiamare la triste sorte del più vecchio cinema Lepore.
1.9. Cinema San Giuseppe (Cinema Teatro dell’Opera)
(1959-tutt’oggi)
L’unica sala oggi ancora attiva a
Lucera è il cinema San Giuseppe, in via Giordano Bruno 5, facente parte
del complesso oratoriale, meglio conosciuto come “l’Opera Nov” (opera
San Giuseppe), di proprietà della Pia Società Torinese di San Giuseppe.
La sala San Giuseppe, nasce come sala parrocchiale nel 1959,
dall'iniziativa di padre Angelo Cuomo, con la collaborazione di tutta la
cittadinanza. Ha una capienza di 440 posti a sedere in platea e 160 in
galleria, con un palcoscenico di 5 metri per 10. Le poltrone della
platea sono in legno tamburato e quelle della galleria in struttura
metallica, con fondo e schienale in compensato curvato. L’impianto di
proiezione è costituito da un proiettore 35 millimetri con lanterna a
carboni e un proiettore 16 millimetri della Microtecnica. Dagli anni '60
agli anni '80, la sala San Giuseppe programma solo film parrocchiali o
per ragazzi, poi, con il lento scomparire dei cinema a licenza
industriale, il locale, gestito sin dalla costruzione da padre Michele
Palmieri (economo della comunità Giuseppina di Lucera) si trova a dover
supplire anche a una diversa richiesta del pubblico, che invoca a gran
voce che a Lucera il cinema non scompaia del tutto. Nel 1994, investito
di questa nuova responsabilità, il San Giuseppe viene completamente
ristrutturato dal direttore dell’opera Giuseppina di Lucera padre
Giuseppe Rainone. Il cinema viene ribattezzato così Cinema Teatro
dell'Opera. Germano Benincaso, appassionato di teatro e di
cinema, racconta: "Con i lavori del '94 furono salvate solo le mura
dell'edificio. Per il resto il cinema fu completamente rifatto, per
rientrare nei sette parametri (acustica, immagine, visibilità, barriere
architettoniche per disabili, estetica, comfort) previsti dalla legge".
Con la ristrutturazione del 1994 è realizzato il rivestimento dei muri
perimetrali e del soffitto con pannelli fonoassorbenti, vengono ampliate
le porte d'entrata, sostituite le poltrone in legno con poltrone
imbottite con tessuto ignifugo (azzurro), i posti in platea vengono
portati a 338 e quelli in galleria a 90. Inoltre si ammoderna l'impianto
di riscaldamento e si installa l'aria condizionata. Lo schermo (10 metri
per 6) diventa avvolgibile. Vengono anche installati l'impianto dolby
surround e il sistema antincendio. Il cinema dell’Opera alla fine del XX
secolo è vissuto come luogo di aggregazione e di divertimento, ma è
anche uno strumento culturale. Padre Giampiero Melaragni, giovane
direttore dei padri Giuseppini, spiega che per loro "il cinema
rappresenta uno stimolo per i ragazzi. Grazie alla disponibilità della
sala nascono gruppi che fanno musical e teatro", tra questi bisogna
riconoscere, nel 1998, la nascita della “Strumenti e Figure”, ora
diventata compagnia stabile di teatro musicale, ormai impegnata su
territorio nazionale. "E’ un modo per stare insieme, ma è anche una scuola''. Nel fine settimana il Cinema Teatro dell'Opera San Giuseppe
proietta le prime visioni nazionali in contemporanea con Foggia. Durante
la settimana, invece, si ritaglia uno spazio più vicino alla sua natura
di sala parrocchiale, dedicandosi a film artistici e culturali. Dal
2007, il direttore della comunità dei padri giuseppini di Lucera, affida
la gestione proprio alla Strumenti e Figure, presieduta da Gianni
Finizio, il quale cerca di adottare una gestione imprenditoriale che non
sacrifichi la crescita culturale della sala e della città stessa. Nel
2008, l’apertura della multisala nel capoluogo foggiano comporterà una
serie di problemi agli equilibri del settore cinematografico di
capitanata, facendo segnare un grosso calo di utenza in tutte le sale
della capitanata (significative le chiusure nel capoluogo foggiano di
sale cinematografiche storiche come l’Ariston, il Capitol). La scelta di
Gianni Finizio e di P. Fernando Maddalena è quella di rilanciare il
settore teatrale della sala adeguando la stessa a degli standar tecnici
che permetteranno l’accesso di compagnie teatrali che si muovono con
grossi allestimenti. Infatti un investimento di circa 40.000,00 euro ha
permesso la realizzazione di un impianto di sospensione e sollevamento
scenotecnico, oltre ad un miglioramento del sistema di condizionamento
della sala e una serie di servizi tecnici sia audio che luci, che
permettono al Cinema Teatro dell’Opera di ospitare grandi produzioni
teatrali e musicali come quelle di Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Beppe
Barra, Checco Zalone…
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